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Sessantenne uccide la moglie


Il rifiuto è un amore. Un ex amore con la testa fracassata buttato nel cassonetto. Come un sacchetto d'immondizia con cui spazzar via 30 anni di vita insieme e 3 figli. «Lei mi tradiva» dirà. Falso. E che abbia ucciso la donna che, lei sì, lo amava per una pazza idea covata tanto a lungo da farne un'ossessione, è una colpa da scontare vivendo. «Abbiamo litigato, le ho sbattuto la testa contro un masso, poi mi sono sbarazzato del corpo». Questa la confessione resa nella nottata ai carabinieri da A.B., 60 anni, operaio in pensione originario di San Marco in Lamis, stabilitosi a Sannicandro dal 2003 dopo aver lavorato per anni a Francoforte sul Reno, in Germania.

Ora è in cella nel carcere di Lucera per l'omicidio volontario della moglie A.S., 55 anni, nata in provincia di Catanzaro, e l'occultamento del cadavere cercato inutilmente ieri nella discarica di Vieste a distanza di 13 giorni dal delitto avvenuto alla periferia di Sannicandro il pomeriggio dell'11 agosto. Il corpo non si trova - il mezzo della nettezza urbana che ha svuotato il cassonetto potrebbe anche averlo ridotto in brandelli prima di portarlo nella discarica tra migliaia di tonnellate di rifiuti - ma gli investigatori non hanno dubbi sull'omicidio numero 8 del 2004 in Capitanata. Lo dicono le tracce di sangue trovate pur a distanza di due settimane sul masso, nel cassonetto, nell'auto del sospettato, su una canottiera.

«Lei mi tradiva» ripeterà per ore B. a pm e carabinieri. No, lei non lo faceva. Ma la realtà di una casalinga che si vedeva in paese solo per portare a spasso il pitbull affidato ai genitori dal figlio, dev'essersi scontrata con la gelosia senza ragion d'essere di un marito convinto che il suo onore fosse macchiato. No, non è vero che la donna fosse scappata con un villeggiante del luogo come il marito aveva cercato di far credere.

Dopo averla ammazzata l'11 agosto sbattendole la testa contro un masso sbarazzandosi del cadavere, per giustificare la sparizione della moglie l'uomo aveva cercato di convincere gli altri - i figli, i carabinieri - della fuga col fantomatico amante, denunciandone la scomparsa la notte del 12 agosto. Quasi che riversando sugli altri la propria ossessione, la rendesse reale. Troppe stranezze in quell'allontanamento, tanto da convincere i figli a lasciare la Germania e raggiungere Sannicandro a Ferragosto per verificare cosa fosse successo. Ma come, una donna va via e non porta nè vestiti nè gioielli con sè? E poi l'idea stessa di un tradimento così lontana da chi conosceva e amava A.S.

L'altra sera il maresciallo comandante della caserma di Sannicandro ha chiesto conto a B. di quelle perplessità. Falso quindi, come era sembrato inizialmente, che sia stato l'operaio spinto dal rimorso a recarsi dai carabinieri per confessare. La confessione è comunque arrivata, nell'interrogatorio davanti al pm del Tribunale di Lucera Antonio Laronga. Confuso, con momenti di pianto B., difeso dall'avvocato Gianmario Zaccagnino ha raccontato come un incensurato possa uccidere l'amore di una vita, ormai radicato nel suo errore che quell'amore appartenesse ad altri. Un'idea fissa - «lei mi tradiva» - ribadita nel lungo colloquio con magistrato e investigatori.

B. e la moglie avevano acquistato una casa a Sannicandro cinque anni fa: vi tornavano per le ferie dalla Germania. Da un anno vivevano in paese, mentre i figli adulti erano rimasti a Francoforte. «Una signora gentile, educata. Lui più introverso ma sempre garbato» raccontano i vicini che da un paio di settimane si chiedevano dove fosse finita la S., credendo poco o nulla alla storiella raccontata dal marito.
L'omicidio - secondo la confessione di B. - è stato compiuto il pomeriggio dell'11 agosto verso le 18.30 dopo una gita al mare con la moglie nella vicina Torre Mileto. Rientravano in paese sulla «Golf» di lui quando hanno litigato per il solito motivo: la sua gelosia. Sono scesi e davanti all'azienda «Gargano gas» l'ha afferrata per il collo sbattendole la testa contro un masso. L'operaio sostiene d'averla colpita una sola volta, i carabinieri ritengono dagli schizzi di sangue sulla pietra che i colpi siano stati ripetuti.

Ha lasciato il cadavere nella cunetta, tornandose a casa. Due ore a riflettere, poi il ritorno sul luogo del delitto, alle 8.30 di sera, per avvolgere nel cellophane il corpo della moglie e caricarlo sulla «Golf», rientrare e parcheggiare in garage. A mezzanotte l'ultimo atto di questo delitto a tappe: ha raggiunto la località «Matilde», sulla strada per Torre Mileto, e buttato il corpo nel cassonetto dell'immondizia. E mentre qualche ora dopo B. denunciava ai carabinieri la scomparsa della moglie parlando di fuga d'amore, un mezzo della nettezza urbana svuotava il cassonetto e ne trasferiva il contenuto nella discarica viestana dove confluiscono i rifiuti di numerosi comuni del Gargano. Che quell'ammasso di immondizie restituisca il corpo, o ciò che resta, di Antonietta Scalise è ora l'unica speranza di un amore «rifiutato».

Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 25-08-2004

 

 

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